GLI AUMENTI DELLA CARTA TERMICA: MOTIVI ECONOMICI O PATRIOTTICI?

Alcuni li accartocciamo appena usciti dal negozio, altri li riponiamo con cura dentro al portafoglio come ricordo o come ricevuta pronta per qualsiasi evenienza. Di cosa stiamo parlando? Di quelli che volgarmente vengono chiamati scontrini!

A pensarci su questi pezzetti di carta scandiscono le nostre giornate: la colazione al bar, il pranzo veloce in pausa dal lavoro, la spesa al supermercato prima di rincasare e ancora l’arotolo carta termica So.La.Ce.peritivo con gli amici nei nostri momenti di relax. Anche se gli scontrini accompagnano le nostre vite, non tutti conoscono effettivamente la composizione della carta termica e le Direttive che ne regolano il mercato.

La denominazione ci dice già tutto sulla peculiarità di questo tipo di carta: essendo ‘termica’, infatti, ha necessariamente bisogno del calore per attivarsi. Scendendo leggermente nel dettaglio la fonte di calore, ovvero la testina della stampante, non fa altro che innescare il mix magico – ovvero colorante e relativa sostanza reattiva – di cui è composta la carta termosensibile; soltanto a seguito della reazione chimica si genera l’immagine sulla carta. Ma il vero paradosso è che il calore crea l’immagine ma può può anche essere il primo responsabile dello scolorimento della stessa. Avete mai provato a lasciare lo scontrino sul cruscotto della vostra auto? Se sì sapete già che come per magia il foglio da bianco si tingerà di nero. 

Essendo la carta termica diffusissima – considerando che viene utilizzata come ricevuta per ogni transazione – il mercato della stessa non poteva che essere regolato accuratamente; con il Decreto del Ministero delle Finanze del 23 Marzo 1983, ad esempio,  si concedeva che venisse usata la carta termica solo se questa avesse avuto delle specifiche caratteristiche come ad esempio lo spessore compreso tra 50 e 75 micron.

I rotolifici, o più precisamente trasformatori, devono ottenere una licenza – ovvero l’omologazione – dall’INNOVHUB SSI per trasformare la materia prima, che viene acquistata in enormi bobine , nei rotolini che tutti conoscono. Le autorizzazioni possono provenire solo ed esclusivamente dall’estero considerando che in Italia non esiste un produttore di materia prima ma solo ed esclusivamente trasformatori e la So.La.Ce. è una di questi.

È risaputo che il progresso – per fortuna aggiungerei – abbraccia ogni settore e l’ambito della carta termosensibile non è un’eccezione tanto che le specifiche del Decreto regolatore sono divenute ben presto obsolete, ragion per cui si è reso necessario “aggiustare il tiro” con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 2012/13386, il quale stabilisce che la scadenza di 5 anni  non si riferisce al rotolo e/o alla carta, ma all’omologa del trasformatore.

Negli ultimi tempi, però, i rincari della carta termica hanno fatto storcere il naso ai trasformatori – consapevolmente – e agli utenti finali, giustamente ignari delle motivazioni sottese all’aumento.

Una delle prime pillole che ci viene proliferata dai professori di economia è la legge della domanda-offerta per la quale il prezzo di un bene sale quando quest’ultimo scarseggia. Il caso specifico della carta termica è la più limpida dimostrazione di ciò che abbiamo studiato nei manuali di economia.

Ma, in parole povere, cosa sta accadendo al mercato? Per quale motivo scarseggia la carta termosensibile? Le motivazioni sono essenzialmente due: da un lato si è assistito ad un aumento repentino  della domanda di materia prima in Cina e Oriente e, dall’altro, un’importante cartiera cinese, non propriamente attenta alla sostenibilità ambientale, ha chiuso i battenti. La gran parte dei paesi dell’Oriente sta letteralmente cavalcando l’onda dello sviluppo e, probabilmente per motivi di patriottismo, le aziende produttrici destinano maggiori quote ai propri compaesani e tagliano su quelle da destinare all’esportazione.

A noi italiani non resta che sperare in un aumento di produzione – e nella conseguente stabilità dei prezzi – nel frattempo ci ritroviamo costretti ad accontentarci delle briciole che ci lasciano, anche se ci costano caro! 

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